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Crostoli, dolci carnevaleschi per tradizione

01.03.22

Sono molte le tradizioni che caratterizzano il Carnevale: feste, colori, travestimenti e tante prelibatezze che cambiano da regione a regione.

Ma oggi vogliamo parlarvi dei Crostoli, golose sfoglie fritte arricchite da una leggera spolverata di zucchero. A seconda della zona geografica cambiano nome, in Piemonte e Liguria li chiamano Bugie, in Toscana li chiamano Cenci, in Lazio e Umbria prendono il nome di Frappe, invece in Veneto vengono denominati Crostoli o Galani.

Secondo gli storici, questi dolci potrebbero avere un legame con l’antica Roma, in cui i frictilia, impasti a base di farina e uova, venivano fritti dalle donne romane per poi essere distribuiti al popolo in occasione dei Saturnali, festività come il carnevale romano. Alcune fonti parlano della figura del Crustularius, il pasticciere che preparava il crustulum, una sfoglia fritta friabile passata nel miele. L’utilizzo dello zucchero è una variazione della ricetta che invece pare essere stata introdotta nel tardo Medioevo.  

Un’altra origine di questi dolci friabili è legata alla Campania. La leggenda narra che la regina di Savoia per accompagnare i propri pomeriggi a corte avesse richiesto al cuoco Raffaele Esposito di preparare un dolce in grado di allietare gli ospiti. Per questo motivo in alcune regioni del Centro e Sud Italia vengono chiamati Chiacchiere. 

Come abbiamo visto, ancora oggi l’identità del crostolo è molteplice a seconda della zona geografica. Ma nonostante il nome possa cambiare, la sua bontà resta sempre una sicurezza. 

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